Una questione privata

 

FENOFLIO Introduzione     

Insieme al Partigiano Johnny, Una questione privata viene generalmente considerato il capolavoro di Beppe Fenoglio. Pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore, questo romanzo breve consegna ai lettori un’immagine intensa di quella che fu, per Fenoglio, la Resistenza partigiana, fatta di ipocrisie e contraddizioni, ma anche di un’umanità nobile e autentica. Recuperando la propria personale esperienza di partigiano, Fenoglio aggiorna inoltre il racconto della guerra civile nelle Langhe, che aveva trovato in Cesare Pavese e in Italo Calvino due importanti testimoni. Tuttavia, sia per motivi cronologici che per ragioni stilistiche, Una questione privata si distingue da questi autori e si allontana pure dal clima del Neorealismo del secondo Dopoguerra.

Riassunto                                                                                                                                           
La vicenda è ambientata nel novembre del 1944, negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale al culmine della guerra civile tra partigiani e nazifascisti. Nel corso di una ricognizione nella cittadina piemontese di Alba, Milton – il protagonista dell’opera, di cui conosciamo solo il nome di battaglia da partigiano – si ritrova casualmente di fronte alla villa di Fulvia, una ragazza torinese bella e capricciosa, occasionalmente sfollata lì da Torino, dove abitava prima della guerra. Milton, che è un giovane studente universitario aveva cominciato a frequentare la villa di Fulvia tramite l’amico Giorgio Clerici. Innamoratosi di Fulvia, aveva cominciato a corteggiarla scrivendole lettere d’amore e offrendole proprie traduzioni di amati scrittori anglosassoni, ma senza arrivare mai a dichiararsi esplicitamente. Nella villa Milton incontra l’anziana governante. È lei che gli permette di rivedere i luoghi degli incontri con Fulvia, ravvivando in lui il dolore per la sua lontananza; ed è lei che, inavvertitamente, gli rivela che, nell’estate del 1943, quando Milton era già partito per l’esercito, Fulvia e Giorgio si sono frequentati a lungo, prima in casa e poi con appuntamenti lontani da sguardi indiscreti.

Questa scoperta precipita Milton in uno stato di gelosia ed angoscia profonda: pur potendo immaginare cosa sia successo, egli ha bisogno di scoprire tutta la verità e per questo si mette alla ricerca di Giorgio, fattosi come lui partigiano dopo l’8 settembre 1943. Inizia così un viaggio solitario tra le colline intorno ad Alba, Mango e Santo Stefano Belbo; un viaggio reso impervio dalla nebbia, dalla pioggia e dal fango. Giunto al comando della brigata dell’amico, Milton scopre che Giorgio è stato fatto prigioniero dai fascisti. Per Milton, preoccupato più di non riuscire a sapere la verità su Fulvia che della sorte dell’amico-rivale, l’unica speranza è di trovare un prigioniero fascista da scambiare con Giorgio, prima che questi venga fucilato, come accade di norma quando un partigiano viene catturato. Simile però è la sorte riservata anche ai prigionieri dei partigiani: né badogliani, né comunisti dispongono di uomini per lo scambio. Pur indebolito dalla stanchezza e dalla febbre, Milton decide allora di procurarsi uno da solo un uomo da scambiare con l’amico. Quando una vecchia contadina gli segnala un sergente fascista che tutti i pomeriggi va a far visita a una ragazza che abita poco fuori da Canelli; Milton organizza l’agguato, disarma l’ufficiale e lo rassicura sulle proprie intenzioni. Questi però, spaventato, prova a scappare e Milton gli spara uccidendolo. Così tramonta l’ultima speranza di salvare Giorgio e scoprire la verità su Fulvia.

beppe Fenoglio
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Ossessionato dal ricordo di Fulvia, Milton decide di tornare alla villa della ragazza. Sorpreso da un rastrellamento, il protagonista si dà così ad una fuga disperata, che termina all’ingresso del bosco, quando Milton crolla a terra. Come già quelli di Italo Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno, 1947) e di Luigi Meneghello (I piccoli maestri, 1964), anche i romanzi di Fenoglio (e i racconti de I ventitre giorni della città di Alba, editi nel 1952) sfuggono a una lettura univoca della Resistenza. Calvino definì Una questione privata “il romanzo che tutti avevamo sognato […], il libro che la nostra generazione voleva fare”: Fenoglio vi racconta la guerra partigiana evitando l’enfasi retorica della memorialistica ricorrente, privilegiando invece una prospettiva critica ed antieroica, che mostra difficoltà e inadeguatezze dei partigiani, senza per questo sminuirne la grandezza etica o svalutarne il coraggio e l’impegno.

Milton è del resto una costruzione a metà strada tra l’autobiografia e la letteratura: il protagonista, appassionato anglista, prende il nome dal poeta inglese John Milton, è un personaggio sconfitto: nell’amore, nell’amicizia e anche nella battaglia, se il crollo finale è davevero interpretare come segno della morte. Egli però è mosso da un’acuta coscienza di ciò che è giusto e ingiusto: riconosce quali scelte sono necessarie, anche se vanno contro la sua indole. Farsi partigiano, ad esempio, è l’unica scelta giusta e possibile in un simile momento storico, per quanto la vita dei soldati in montagna non coincida alle sue inclinazioni da intellettuale.

Proprio con il personaggio di Giorgio, insofferente alla vita spartana e incapace per snobismo di qualsiasi solidarietà con i partigiani di estrazione sociale più bassa, Fenoglio fa esplodere la contrapposizione, umana e di classe, tra studenti borghesi e lavoratori proletari, uniti nell’azione di resistenza, ma distanti nel modo di intendere la vita. Anche a livello politico i “conflitti” non mancano: tra gli “azzurri” badogliani e i “rossi” comunisti non corre buon sangue, anche perché solo i primi ricevono aiuti dall’esercito inglese. Incapaci di superare le divergenze sul modo di condurre la guerra e di immaginare il futuro, le due forze non riescono a unirsi contro il comune nemico. Milton è uno dei pochi a interloquire con entrambi, ma questa capacità diplomatica è la conferma della sua estraneità alle logiche politiche che muovono gli schieramenti. A guidare la sua azione è piuttosto un codice di comportamento fondato su un’etica “umanistica”, fatta di riserbo, rispetto e cortesia dei modi (ad esempio con i contadini a cui chiede vitto e ospitalità), forte senso autocritico; un’etica nella quale anche i sentimenti vengono vissuti come al ricerca di un “dover essere” imprescindibile. Il motivo sentimentale si trasforma ben presto in un’angoscia di sapere che fa di Milton un eroe romantico e tormentato; tutte le imprese rischiate o compiute, per sé e per gli altri, hanno come unico movente e scopo una “verità privata”, che affonda nell’intimo della personalità del partigiano Milton. Lo stile del romanzo breve si basa su una scrittura secca e “mossa”, ricca di immagini inedite e di squarci metaforici, come si vede assai bene nella descrizione dello spazio naturale delle campagne, pervase dalla nebbia e battute dalla pioggia; qui lo stile fenogliano deforma espressionisticamente la realtà, facendola diventare un simbolo esplicito degli ostacoli che si frappongono tra il protagonista e la verità definitiva.

Con la sua Questione privata, Fenoglio dà quindi della Resistenza una rappresentazione emblematica, critica e dolente, dove da un vicenda sentimentale “privata” traspare il senso di un impegno dal valore universale.

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